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PM2.5 e glicemia in gravidanza‏

Il livello di PM2.5 e di esposizione al traffico nel secondo trimestre di gravidanza è associato a un aumento della glicemia, ma non al diabete gestazionale. E’ uno studio dell’Università di Harvard e del Boston Children’s Hospital condotto su più di 2000 donne dell’area di Boston, con livelli di inquinamento al di sotto dei limiti europei (PM2.5 da 8.5 a 15.9 μg/m3, misurato nel luogo di residenza delle donne). Le donne esposte ai livelli più alti avevano il doppio della possibilità di mostrare intolleranza al glucosio, che aumenta il rischio di gestosi e parto prematuro, oltre che di obesità e diabere nella madre e nel bambino.

Air Pollution Exposure and Abnormal Glucose Tolerance during Pregnancy: The Project Viva Cohort
EHP, Abby F. Fleisch, Diane R. Gold et Al.
Publication: 7 February 2014

http://ehp.niehs.nih.gov/1307065/

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Inquinamento e sviluppo prenatale ˗ non solo basso peso?

L’esposizione all’inquinamento dell’aria e al traffico durante la gravidanza ha un effetto negativo sullo sviluppo del feto.  Un gruppo di ricercatori guidati da Marie Pedersen per il progetto europeo ESCAPE, ha dimostrato che l’esposizione materna al PM2.5  aumenta il rischio di basso peso alla nascita (meno di 2,5 Kg a 37 settimane). Lo studio, che ha coinvolto più di 74 000 coppie mamma-bambino in tutta Europa, è il più attendibile e rigoroso condotto fin ora.
Ma possono pochi grammi di peso influire significativamente sulla salute infantile? Sembra di sì. La riduzione di peso non è distribuita fra tutti gli organi del corpo, ma colpisce soprattutto cervello e polmoni. In particolare, un aumento della parte carboniosa del PM2.5 si associa a una diminuzione della circonferenza cranica dei neonati, indicativa di una riduzione del volume cerebrale.
L’effetto sui neonati è misurabile anche a livelli di PM2.5 inferiori ai limiti europei di 25 µg/m3, ed è legato anche ai PM10, all’NO2, e alla  vicinanza al traffico intenso (5000 veicoli al giorno). Se l’Europa rispettasse le indicazioni OMS, e il PM2.5 fosse ridotto a 10 µg/m3, i casi di basso peso alla nascita diminuirebbero del 22%.

Ambient air pollution and low birthweight; a European cohort study (ESCAPE).

Pederson et al. The Lancet Respiratory Medicine, November 2013

http://www.thelancet.com/journals/lanres/article/PIIS2213-2600%2813%2970192-9/abstract

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Quello che serve ai polmoni per iniziare bene

Gli eventi prenatali e della prima infanzia influenzano la funzionalità dei polmoni per tutta la vita. Su The Lancet Respiratory Medicine, Janet Stocks e colleghi fanno il punto su quello che sappiamo dello sviluppo dei polmoni e di come l’alimentazione materna, l’allattamento e l’esposizione a fattori inquinanti pesino sulla loro salute, predisponendo a patologie nell’età adulta.
Tra i fattori protettivi: l’alimentazione ricca di vitamine A, D, E durante la gravidanza, che favorisce un adeguato sviluppo degli alveoli polmonari, e l’allattamento al seno, che migliora la funzionalità polmonare e riduce il rischio di asma. Come prevedibile, il fumo di sigaretta ha un impatto fortemente negativo sulla salute fetale. I bambini esposti alla nicotina prima della nascita hanno polmoni più piccoli, con alveoli grandi e poco numerosi, che predispongono all’invecchiamento precoce dei polmoni. Ѐ confermato il ruolo importante dell’inquinamento atmosferico, incluse le emissioni da traffico e da combustione di biomasse, e i gas ossidanti come l’ozono, che alterano lo sviluppo degli alveoli riducendo la capacità dei polmoni.

Early lung development: lifelong effect on respiratory health and disease
Stocks et al. The Lancet Respiratory Medicine, November 2013

http://www.thelancet.com/journals/lanres/article/PIIS2213-2600%2813%2970118-8/abstract

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L’inquinamento condiziona peso bebe’ alla nascita

Il piu’ ampio studio internazionale sulla esposizione prenatale all’inquinamento dell’aria ha confermato
un consistente incremento del rischio di un minor peso alla nascita. Il minor peso alla nascita e’ una fattore di rischio per
la mortalita’ infantile, malatie pediatriche e malettie cardiovascolari negli adulti.  Questi risultati indicano una crescente evidenza
dell’associazione tra esposizone materna all’inquinamento dell’aria e infelici esiti di una gravidanza, come minor peso alla nascita,
nascite premature, aborti e alcune anomalie congenite.

Gli scienziati di 14 diverse istituzioni hanno analizzato i dati relativi a oltre 3 milioni di  nascite in 9 diversi nazioni in Nord e Sud America, Europa, Asia e Australia, associando l’esposizione materna agli inquinanti dell’aria e il peso alla nascita. Dopo aver corretto per diversi fattori relativi alla madre, come quelli socioeconomici,  hanno trovato un aumento del rischio di un minor peso alla nascita in funzione di entrambe le esposizioni a PM10 e PM2.5 .

Maternal Exposure to Particulate Air Pollution and Term Birth Weight; A Multi-Country Evaluation of Effect and Heterogeneity.

Payam Dadvand et al, Environmental Health Perspectives. February 6, 2013.

http://ehp.niehs.nih.gov/2013/02/1205575/

Interessante l’intervista in inglese a Tracey Woodruff (Center for Reproductive Health and the Environment, University of California–San Francisco, San Francisco, California, USA) coautrice dello studio.
(pod cast con trascrizione)
http://ehp.niehs.nih.gov/2013/02/trp020613/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=trp020613

 

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Diabete e inquinamento da traffico

Uno studio tedesco si e’ concentrato su un campione di donne non piu’ giovanissime che vivono nelle aree urbane ed ad alto tasso di industrializzazione della Ruhr per un arco di tempo di 16 anni.
Il risultato e’ un netto incremento del rischio di diabete di tipo 2 dovuto all’esposizione a inquinamento da traffico.
In questo studio viene indicato anche uno dei meccanismi che potrebbe collegare l’inquinamento dell’aria al diabete di tipo 2: si ipotizza che una costante infiammazione clinica delle pazienti dovuta al contatto con gli inquinanti aumenterebbe il rischio di sviluppare la malattia.

Traffic-Related Air Pollution and Incident Type 2 Diabetes: Results from the SALIA Cohort Study.
U. Krämer et al., Environ Health Perspect. 2010 September; 118(9): 1273–1279

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2944089/?report=abstract

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Vivere in aree urbane: un fattore di rischio per bronchi iperattivi

Uno studio italiano analizza l’effetto sulla reattivita’ bronchiale considerando come fattore di rischio il luogo di residenza: al CNR di Pisa sono stati paragonati pazienti che vivono a Pisa con pazienti che vivono in campagna, nella zona del Delta del Po.
E’ stato rivelato un effettivo aumento della iperattivita’ bronchiale nei soggetti che vivono in aree urbane.
Le categorie a maggior rischio sono risultate le donne, i fumatori, i bambini, gli anziani oltre alle persone gia’ affette da altre patologie.

CHEST. February 2009; 135(2): 434-441

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