Quei centomila studenti a rischo per il troppo smog. Primo studio a Milano

Istituti accerchiati da 200mila veicoli al giorno: questa la realtà quotidiana di Milano.

Ma c’è una buona notizia: Area C funziona!! Le misure locali di riduzione dello smog sono efficaci per la salvaguaria della salute.

Corriere 8 maggio 2014
Rassegna Stampa 8 maggio
Corriere, 11-maggio-2014

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Sito ARPA Lombardia: alcuni miglioramenti possibili

Abbiamo raccolto l’invito di ARPA Lombardia e dopo un confronto con i nostri sostenitori (che ringraziamo), un’analisi delle esigenze dei diversi stakeholders e un confronto con quanto fanno altre realtà simili, ecco la nostra lettera nella quale proponiamo diversi cambiamenti che potrebbero migliorare l’utilizzo del sito e la fruibilità dei dati pubblicati. Questi in particolare dovebbero essere disponibili IN TEMPO REALE!

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PM2.5 e glicemia in gravidanza‏

Il livello di PM2.5 e di esposizione al traffico nel secondo trimestre di gravidanza è associato a un aumento della glicemia, ma non al diabete gestazionale. E’ uno studio dell’Università di Harvard e del Boston Children’s Hospital condotto su più di 2000 donne dell’area di Boston, con livelli di inquinamento al di sotto dei limiti europei (PM2.5 da 8.5 a 15.9 μg/m3, misurato nel luogo di residenza delle donne). Le donne esposte ai livelli più alti avevano il doppio della possibilità di mostrare intolleranza al glucosio, che aumenta il rischio di gestosi e parto prematuro, oltre che di obesità e diabere nella madre e nel bambino.

Air Pollution Exposure and Abnormal Glucose Tolerance during Pregnancy: The Project Viva Cohort
EHP, Abby F. Fleisch, Diane R. Gold et Al.
Publication: 7 February 2014

http://ehp.niehs.nih.gov/1307065/

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L’inquinamento dell’aria uccide anche sotto i limiti dell’Unione Europea

Uno studio pubblicato su Lancet stima che ogni aumento di 5 microgrammi per metro cubo (5µg/m3) nell’esposizione annuale al particolato fine (PM2.5), aumenta del 7% il rischio di morte per cause naturali.

“Una differenza di 5µg/m3 è quella che si misura fra una strada urbana trafficata e una località poco esposta al traffico”, ha dichiarato Rob Beelen dell’Università di Utrecht, primo autore dello studio. Il lavoro, che fa parte del progetto europeo ESCAPE, ha esaminato i dati di quasi 370 000 persone in 22 gruppi, seguiti per circa 14 anni. Per ogni persona, i ricercatori hanno stimato l’esposizione annuale media agli ossidi di azoto e al particolato.

I risultati hanno mostrato che l’esposizione a lungo termine al particolato di diametro inferiore ai 2,5 micrometri (PM2.5)  aumenta il rischio di morte – soprattutto per gli uomini –  anche a livelli molto inferiori ai limiti europei.

Secondo Beleen, lo studio conferma che i limiti UE per la qualità dell’aria (255µg/m3)  non sono sufficienti a proteggere la salute dei cittadini europei, e che un abbassamento dei limiti fino alle linee guida OMS di 10 µg/m3 ridurrebbe significativamente il numero di malattie e morti premature.

Effects of long-term exposure to air pollution on natural-cause mortality: an analysis of 22 European cohorts within the multicentre ESCAPE project

Beelen et al.  The Lancet, Early Online Publication, 9 December 2013 doi:10.1016/S0140-6736(13)62158-3 

http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736%2813%2962158-3/abstract

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Inquinamento e sviluppo prenatale ˗ non solo basso peso?

L’esposizione all’inquinamento dell’aria e al traffico durante la gravidanza ha un effetto negativo sullo sviluppo del feto.  Un gruppo di ricercatori guidati da Marie Pedersen per il progetto europeo ESCAPE, ha dimostrato che l’esposizione materna al PM2.5  aumenta il rischio di basso peso alla nascita (meno di 2,5 Kg a 37 settimane). Lo studio, che ha coinvolto più di 74 000 coppie mamma-bambino in tutta Europa, è il più attendibile e rigoroso condotto fin ora.
Ma possono pochi grammi di peso influire significativamente sulla salute infantile? Sembra di sì. La riduzione di peso non è distribuita fra tutti gli organi del corpo, ma colpisce soprattutto cervello e polmoni. In particolare, un aumento della parte carboniosa del PM2.5 si associa a una diminuzione della circonferenza cranica dei neonati, indicativa di una riduzione del volume cerebrale.
L’effetto sui neonati è misurabile anche a livelli di PM2.5 inferiori ai limiti europei di 25 µg/m3, ed è legato anche ai PM10, all’NO2, e alla  vicinanza al traffico intenso (5000 veicoli al giorno). Se l’Europa rispettasse le indicazioni OMS, e il PM2.5 fosse ridotto a 10 µg/m3, i casi di basso peso alla nascita diminuirebbero del 22%.

Ambient air pollution and low birthweight; a European cohort study (ESCAPE).

Pederson et al. The Lancet Respiratory Medicine, November 2013

http://www.thelancet.com/journals/lanres/article/PIIS2213-2600%2813%2970192-9/abstract

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Traffico e inquinamento riducono la capacità polmonare dei bambini in età scolare

Il gruppo di ricerca del progetto europeo ESCAPE ha dimostrato che i bambini di 6-8 anni che hanno vissuto in zone più inquinate hanno polmoni che funzionano peggio. Lo studio, che fornisce per la prima volta una misura accurata dell’effetto su più di 6 000 bambini in 5 Paesi, osserva un’associazione fra l’esposizione agli ossidi d’azoto (NOx), il PM2.5,  il contenuto di black carbon del PM2.5 e la capacità polmonare misurata con spirometria.
Anche se l’effetto rimane di piccola entità per il singolo bambino, è sufficiente ad aumentare significativamente il numero di bambini con bassa funzionalità respiratoria, definita come volume d’aria espirata forzatamente in 1 secondo (FEV1)  inferiore all’85% del volume previsto.
Non è chiaro se il danno degli inquinanti possa essere compensato negli anni dell’adolescenza o se, come suggeriscono alcuni studi,  i bambini esposti entreranno nell’età adulta – quando la capacità polmonare comincia naturalmente a diminuire – con funzionalità già ridotte.
Air Pollution Exposure and Lung Function in Children: The ESCAPE Project.

Gehring et al. Environ Health Perspect; DOI:10.1289/ehp.1306770

27 Settembre 2013

http://ehp.niehs.nih.gov/1306770/

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Polmoniti e otiti dei bambini aumentano con l’esposizione al traffico

I bambini sotto i due anni esposti al traffico sono a maggior rischio polmonite rispetto ai bambini che respirano aria più pulita. Ѐ un altro risultato del grande progetto di ricerca europeo ESCAPE, che ha studiato 10 gruppi di bambini in diversi Paesi europei.
L’associazione fra inquinanti e infezioni delle vie respiratorie è particolarmente robusta nel primo anno di vita, quando ogni aumento di 5 µg/m3 del  PM2.5 moltiplica per 4 il rischio di polmonite. Significativa anche l’associazione fra NO2 e rischio di otite media.

Air Pollution and Respiratory Infections during Early Childhood: An Analysis of 10 European Birth Cohorts within the ESCAPE Project. MacIntyre et al., Environ Health Perspect; DOI:10.1289/ehp.1306755  6

Ottobre 2013

http://ehp.niehs.nih.gov/1306755/

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Il primato negativo per la qualità dell’aria va ancora all’Italia

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Ogni anno l’inquinamento dell’aria causa in Italia un danno che si aggira tra i 50 e i 151 miliardi di Euro.
Emerge dai dati del Rapporto 2013 sulla Qualità dell’Aria in Europa pubblicato martedì 15 ottobre dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) che l’Italia viola i limiti di quasi tutti gli inquinanti atmosferici previsti dalla normativa Europea. I dati del Rapporto EEA sono preoccupanti. L’Italia è in cima alla classifica dei paesi in cui il limite del PM10 è superato più frequentemente, oltre ad essere tra i paesi nei quali nel 2011 è stato superato anche il valore-obiettivo per il PM 2.5.

Ma non è l’unico primato italiano: il nostro Paese ha registrato il valore più alto d’Europa per l’ozono, pari a tre volte il valore-obiettivo fissato. A livello europeo, secondo l’EEA, l’ozono ha un impatto sulla produzione agricola pari ad una perdita di 27 milioni di tonnellate di grano. La situazione Italiana, dunque, dove si registrano violazioni per il monossido di carbonio, il biossido di azoto, il nichel, il Benzene e il Benzo[a]pirene, è così grave da dover richiamare l’attenzione di chi governa affinché il tema dell’aria venga posto come prioritario.

Il Rapporto dell’EEA ci ricorda che nuove evidenze scientifiche dimostrano la gravità dell’impatto sanitario a livelli anche molto inferiori a quelli normativamente previsti e traccia una classifica sconsolante per l’Italia che si ritrova sempre fanalino di coda. A questi dati si aggiungono quelli che indicano che in Italia il solo costo sanitario legato all’inquinamento dell’aria si attesta fra 50 e 151 miliardi di Euro annui (Analisi Costo Beneficio (CBA) predisposta per la revisione della Strategia Tematica sull’Inquinamento dell’Aria (2013), EMRC) e che tale inquinamento causa, ogni anno, 65.000 morti premature (Assessment of the health impacts of exposure to PM2.5 at a European level. ETC/ACC Technical Paper 2009/1 (June 2009)).

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