A MILANO IN BICI SI MUORE

“Milano non è una città per le bici”

“Io vorrei andare in bici, ma ho paura”

Quante volte ci sentiamo dire frasi come questa?

A Milano, in Italia, si muore troppo in bici.

Questo grafico è tanto chiaro quanto drammatico. In Italia ci si sposta pochissimo in bicicletta (km percorsi in bici per persona) e si rischia tantissimo la vita (vittime per km percorsi in bici).

Nei Paesi Bassi è esattamente il contrario: tutti vanno in bici e tutti rischiano pochissimo.

Perché, come è possibile?

E’ il concetto di ‘safety in numbers‘: sicurezza nella massa, possiamo tradurlo.

Più ciclisti ci sono nelle strade, meno mezzi motorizzati ci sono. Più ciclisti significa anche maggiore abitudine degli altri utenti della strada nel confrontarsi con i ciclisti stessi. I ciclisti fanno massa e sono più sicuri. In Olanda nessun ciclista porta il casco, per esempio, e hanno il tasso di letalità in bici più basso al mondo.

Quando i ciclisti sono pochi sulle strade non sono percepiti o vengono considerati un fastidio (“si mettano il casco!” si legge sui social italiani, cercando di colpevolizzare le vittime).

A Milano la bicicletta è usata solo per il 5% degli spostamenti. Un numero piccolissimo per una città piatta, compatta e con un clima mite.

Ma sappiamo bene perché è così: non solo mancano infrastrutture (corsie ciclabili, piste ciclabili, rastrelliere ecc.) ma anche perché le persone hanno paura. Perché si rischia la vita. Le auto sono troppe e il traffico è aggressivo.

Ma, come sappiamo, meno persone in bici significa rischi maggiori.

E allora come si interrompe questo circolo vizioso? Come si convincono le persone a lasciare l’auto e la moto e a prendere la bici, come molti vorrebbero fare?

Lo diciamo da sempre: moderando il traffico. Restringendo le carreggiate, costruendo passaggi pedonali rialzati, inserendo corsie ciclabili, aumentando le ZTL e le Zone 30. Creando le strade scolastiche. Rendendo tutta Milano una Città 30. E facendo molta comunicazione, perché come abbiamo detto oggi i ciclisti sono percepiti spesso come un fastidio e un ostacolo.

Il sindaco Sala ha proclamato una giornata di lutto cittadino per la morte di Luca Marengoni.

Eppure solo qualche settimana fa si era dichiarato contrario a istituire le strade scolastiche e a introdurre la Città 30: https://www.facebook.com/genitoriantismog/videos/618461723153464/

Invece a Bologna la giunta del sindaco Lepore ha deciso pochi giorni fa che “da giugno [2023] si andrà a 30 chilometri all’ora per diminuire i morti sulle strade e l’uso dell’auto. Al posto delle attuali “zone 30”, quel limite di velocità sarà generalizzato, con poche eccezioni per le “zone 50”. A vigilare sul rispetto dei limiti, “nuovi autovelox perché lo strumento più efficace in questi anni è stata la telecamera”. “Bologna è la prima città di grandi dimensioni in Italia a fare questa scelta, è un impegno mantenuto – ha detto Lepore – Anche nei confronti dei parenti delle vittime della strada, è un dovere politico ma anche morale. L’obiettivo è quello di non avere più morti sulla strada ” (https://bologna.repubblica.it/…/a_bologna_si_viaggera…/).

Così si crea quindi il circolo virtuoso: più aumenta la percezione della sicurezza, più persone prendono la bici, più bici ci sono sulle strade e più gli altri utenti della strada prendono coscienza e prestano maggiore attenzione, più le vittime diminuiscono e più altre persone sceglieranno la bici.

Quindi caro sindaco Sala, se vogliamo che Giacomo, Mohanad e Luca siano le ultime vittime di questa città, cosa aspetta anche lei a fare delle serie e incisive politiche a favore della moderazione del traffico?

La petizione che abbiamo promosso in la rete con altre associazioni La città delle persone è purtroppo sempre attuale, firmiamola e facciamola firmare: https://www.bit.ly/cittadellepersone

“Per questo le chiediamo di realizzare entro la fine del mandato:

—> Milano città 30 km/h: portando in tutta la città il limite di 30km/h – con le dovute modifiche strutturali e un adeguato sistema di controlli – per aumentare la sicurezza degli utenti deboli riducendo anche emissioni e traffico

—> Milano città ciclabile: estendendo e diffondendo le condizioni di ciclabilità sicura a tutte le strade della città, anche con il senso unico eccetto bici, con adeguate rastrelliere e velostazioni

—> Milano città per i bambini: strade scolastiche (pedonali) davanti a tutte le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado, perché il futuro della città parte dai bambini e dalle bambine

—> Milano città per le persone: una riduzione drastica delle aree di sosta delle auto e l’eliminazione di tutta la sosta abusiva di auto e moto su strada, sui marciapiedi, sulle radici degli alberi dando spazio alle persone e alla mobilità attiva e superando per sempre la politica di tolleranza in uso

—> Milano città per lo spazio ai mezzi pubblici: la preferenziazione a tappe forzate dei percorsi dei mezzi pubblici: perchè il TPL sarà davvero attrattivo per tutti solo quando sarà più veloce dell’auto privata.”

Marco Ferrari – storico attivista e già Presidente dei Genitori Antismog

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