“Doppio senso ciclabile”: domande e risposte

Doppio senso ciclabile: cosa significa?

Il “doppio senso ciclabile” (ossia: “senso unico eccetto bici”) è la nuova possibilità adottata dal Nuovo Codice della Strada per permettere alle bici di percorrere in entrambe le direzioni strade che sono a senso unico per i veicoli a motore. Il senso è chiaro ma ancora non da tutti digerito, tanto da evocare spesso e volentieri l’espressione “andare contromano”.

Per fare chiarezza, riportiamo l’ottimo vademecum di Andrea Colombo, Consigliere comunale presso il Comune di Bologna:

No alle bici in contromano: Certamente. Infatti con “doppio senso ciclabile” parliamo di consentire alle bici di andare in entrambi i sensi di marcia in strade che sono a senso unico per i veicoli a motore, fermo restando il normale obbligo di circolazione in mano destra. Tra l’altro, non è previsto ovunque, ma in vie a bassa velocità e traffico ridotto, quindi in centro storico e nelle zone 30 km/h, dove i sensi unici, resi necessari solo a causa delle dimensioni delle auto, sono un ostacolo e comportano un allungamento irragionevole degli spostamenti in bici. Ormai tutti i piani della mobilità intendono invece favorire percorsi diretti e veloci, in grado di rendere le due ruote il mezzo più efficiente per le distanze urbane medio-brevi.

I ciclisti violano già tutte le regole! Nessuno vuole un “liberi tutti” per i ciclisti. Al contrario, questo provvedimento serve proprio per superare l’attuale situazione di anarchia che crea conflitto e dare alla mobilità una regolamentazione legale, ordinata e sicura per tutti, a prescindere dal mezzo di trasporto utilizzato, favorendo una migliore convivenza tra macchine e bici, anche grazie all’apposita segnaletica, che evita all’automobilista di trovarsi di fronte un ciclista all’improvviso, come invece accade ora. Tra l’altro, il doppio senso ciclabile, a ben vedere, aumenta e non diminuisce il rispetto del Codice della strada da parte dei ciclisti: nelle strade in cui è stato sperimentato a Bologna, dare una risposta a un’esigenza reale ha anche significato eliminare alcuni comportamenti incivili, come andare in bici sotto al portico.

Ma è pericoloso! Si potrebbe in prima battuta osservare che già oggi molti ciclisti girano in doppio senso dove non è previsto (è un’osservazione empirica, non una giustificazione e tanto meno un’esortazione), eppure non si registrano scontri. E infatti questa misura esiste nei Codici della strada della maggior parte degli Stati europei ed è stata applicata in centinaia di città: in tutti i casi studiati, non risulta nessun aumento di incidenti stradali. Non è frutto del caso, ma si spiega razionalmente. Il doppio senso ciclabile, infatti, è una tipica misura controintuitiva, dal punto di vista della sicurezza: procedere in direzioni opposte sembra più pericoloso, ma in realtà comporta la reciproca e diretta visibilità frontale agli utenti della strada, dai cui comportamenti, fondamentalmente, dipende la sicurezza in strada. Questa, dunque, è la condizione migliore per la sicurezza, perché permette e insieme induce maggiore attenzione e prudenza, considerando anche la velocità limitata a 30 km/h, che, se rispettata, consente di frenare in tempo in caso di necessità. Se ci si pensa, è una situazione perfino più sicura rispetto a procedere nello stesso senso di marcia, nella quale solo un utente vede l’altro anziché entrambi tra loro, oppure c’è il rischio di sportellate dalle auto in sosta. Non è un caso che lo stesso principio vale per i pedoni, proprio per legge: dove non c’è marciapiede, devono camminare controsenso rispetto alle auto.

Eh, ma siamo in Italia, mica in Olanda! (In subordine: eh, ma siamo a Bologna, mica a Reggio Emilia!) Anche nel nostro Paese il doppio senso ciclabile è già ammesso ufficialmente dal Ministero dei Trasporti almeno a partire dal 2011, pur con molte limitazioni, inesistenti nel resto d’Europa, che lo rendono attuabile in pochi casi. Già prima, fin dal 2008, a Reggio Emilia tutto il centro storico – non alcune strade, tutte! – è a doppio senso ciclabile: mai registrati problemi di sicurezza. E anche a Bologna dal 2005 in diverse strade del centro ci sono corsie ciclabili “controsenso”, ad esempio Moline, Respighi-Castagnoli, Falegnami, Riva Reno. Ebbene, i dati statistici della Polizia locale confermano: nessun boom di incidenti, anzi, confrontando i cinque anni prima e dopo, sono diminuiti. Dal 2016 il doppio senso ciclabile vero e proprio è presente in via Petroni, e anche qui non si è verificato alcun problema degno di nota.

 

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