NUOVO PICCO DI INQUINAMENTO A MILANO: INTERVISTA AD UN CICLISTA URBANO

Siamo di nuovo in piena crisi inquinamento, con alle spalle già una decina di giorni di fila di sforamento PM10 e non ci sembra di vedere alcuna azione straordinaria o neanche parola da Comune e Regione. Il provincialismo dei nostri politici non permette loro di fare un viaggio a Heidelberg o a Valencia, per toccare con mano che la mobilità sostenibile è un obiettivo concreto e raggiungibile, se c’è la volontà politica.

Oggi ci sembra importante ribadire una volta di più il ruolo che ha la bicicletta nell’abbattimento dell’inquinamento e nell’agilità degli spostamenti. Per questo ospitiamo con piacere l’intervista a Fabio Frigerio, terapista della riabilitazione, che è un convinto ciclista urbano e che ha fatto della bicicletta il suo unico mezzo di spostamento in città.

E’ una testimonianza importantissima che dimostra come la bicicletta non sia un mezzo di svago come tanti politici si ostinano ancora a definirlo bensì un mezzo straordinario per spostarsi in città, con benefici sia personali (attività fisica, tempi di percorrenza certi, parcheggio sicuro e minimi costi di utilizzo e manutenzione), che sociali (la bicicletta non inquina e non sottrae spazio pubblico alle persone)

Abbiamo quindi posto a Fabio alcune domande ed ecco le risposte:

Che attività svolgi e quale mezzo usi per lavorare in città?

Pratico attività di riabilitazione domiciliare da circa 20 anni e sempre ho utilizzato la bicicletta per spostamenti anche molto lunghi. All’inizio della mia attività la pratica domiciliare era maggiore di quanto non lo fosse in studio, non avendone uno personale a disposizione come oggi. Ho calcolato che per diversi anni ho percorso circa 700 km al mese in città per raggiungere i pazienti praticamente ovunque nell’area metropolitana. Attualmente comunque ancora raggiungo circa i 4000 km all’anno.

Perché la scelta della bicicletta e non altro?

Per diversi motivi. Per prima cosa, avendo diminuito, se non quasi annullato, il tempo a disposizione per il mio esercizio fisico, mi tengo allenato dal punto cardiovascolare e muscolare per gli arti inferiori almeno. Utilizzo la bicicletta proprio come buona parte della mia preparazione atletica per la stagione dello snowboard. Altra cosa importante i costi di utilizzo e manutenzione, soprattutto avendo un poco di conoscenza tecnica e manualità, sono praticamente nulli; personalmente cambio pattini e fili ai freni una volta ogni 2 anni, i copertoni ogni 2/3 anni e metto in conto una foratura ogni anno. Compro solo biciclette usate nell’evenienza di subire un furto, cosa accaduta solo una volta. Come ultima nota importante, che si vada piano o meno, i tempi di percorrenza sono certi, non esistono scioperi dei mezzi pubblici, traffico del venerdì, si parcheggia sempre sotto casa di tutti senza spendere un centesimo, sei sempre il primo al semaforo e si può entrare in tutte le ZTL… quando si frequenta molto il centro, la cosa diventa non poco rilevante.

Quali mezzi di protezione usi?

Ho giubbotti con parti catarifrangenti per la sera ed una leggera mascherina per lo smog. Indispensabile uno scaldacollo elastico da moto che sostituisce spesso la mascherina per respirare meglio. Se piove utilizzo una mantella molto larga in modo da coprire le gambe tenendola ferma con le mani sulle manopole del manubrio. Negli ultimi anni percorro meno chilometri ed utilizzo una piccola bicicletta pieghevole per prediligere la maneggevolezza alla velocità, utile anche se nevicasse in quanto più bassa di una normale 28” e con la canna inclinata per scendere senza cadere. Ammetto di usare raramente il casco.

Utilizzi la bicicletta anche nel tempo libero in città?

Non esiste ormai altro mezzo di spostamento, tanto che mi rendo conto di camminare poco! Qualsiasi cosa debba fare, esco in bicicletta. Le cose più particolari in città che ricordo: il trasporto dello snowboard  e della macchina tappatrice per imbottigliare il vino per 10 km in circonvallazione, le gite serali che organizzo in bicicletta con gli amici dei miei figli che vengono a trovarli da fuori Milano attraverso un percorso curioso che ho ideato per l’occasione (provate a trovarvi dopo le 23.00 in piazza Cordusio adesso che sono terminati i lavori agli edifici e poi davanti al Castello Sforzesco magari con la nebbia….). Per un lungo periodo ho portato a scuola entrambi i miei figli in piedi sul bagagliaio una e l’altro in canna con gli zaini agganciati al manubrio!

Come giudica la situazione a Milano in tema di ciclabilità? Cosa manca e cosa andrebbe fatto?

La ciclabilità milanese soffre ancora troppo del preconcetto di pericolosità. Per pedalare nel traffico bisogna arrendersi al fatto di prestare attenzione continua e non distrarsi, ma questo varrebbe anche per auto e motocicli, dei quali avvengono molto più spesso brutti incidenti! Piste ciclabili e mobilità sostenibile sono da intraprendere come un salto generazionale, anche la zona pedonale in via Dante venne accolta dalle peggiori critiche ed oggi non ne potremmo fare a meno. Milano è una metropoli nata in un lontano passato che non poteva calcolare la presenza di un futuro alternativo, ma sempre sa trovare in persone illuminate la giusta strada per competere con realtà piú recenti e quindi predisposte. Nello specifico sono un simpatizzante dei cordoli di divisione con la carreggiata delle auto e del doppio senso di scorrimento. Un sogno nel cassetto? Svegliarmi un giorno senza pavé da Corso di Porta Romana fino in piazza Cavour!

Qualche consiglio utile?

Eviterei ovvietà sulla normale condotta del codice della strada e mi soffermerei su qualche punto dettato da anni di esperienza che mi hanno certamente evitato incidenti inutili: attenzione alle pozzanghere, perché spesso celano buchi anche profondi che possono causare danni alle ruote se non cadute rovinose; attenzione alle strisce stradali bianche a terra che diventano viscide con la pioggia e possono fare scivolare esattamente come il pavè. La prima regola però è di evitare accuratamente di accostarsi agli automezzi in prossimità delle svolte a destra; lasciare sempre un paio di metri tra la ruota anteriore della bicicletta e quella posteriore destra del veicolo oppure superarlo decisamente per farsi vedere davanti; gli incidenti gravi negli ultimi anni sono stati causati proprio da svolte improvvise dei veicoli a destra con la bicicletta accostata nel punto cieco dell’autista. Non utilizzare mai cuffie per la musica e preferibilmente non utilizzare il telefono in genere.

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