NON CHIAMIAMOLE PIU’ “PISTE” CICLABILI

Le nostre città sono invase dal traffico.

Il traffico è così connaturato alla nostra vita in città da averci fatto dimenticare le più elementari funzioni delle spazio pubblico. Siamo abituati a convivere con le auto per strada, in sosta vietata, in doppia fila e non riusciamo nemmeno ad immaginare una vita alternativa. La città è dell’automobile e l’aria inquinata, i tempi di spostamento ridicolmente lunghi e la relazione senza amore con l’ambiente, sono la sua essenza.

Se la nostra soglia di tolleranza si è dunque tarata su questi standard, è ovvio che qualsiasi nuovo elemento che si aggiunga e reclami un pezzo di strada venga percepito da noi come un “extra”, un disturbo insopportabile che va solo a peggiorare una situazione già critica.

E così, davanti ad una strada o una piazza piene di auto, camion, furgoni, doppie file e soste abusive, ecco che sono le biciclette o i monopattini a darci fastidio, non le auto i camion e i furgoni…se poi le biciclette o i monopattini fanno un’infrazione, ecco che diventiamo inflessibili e invochiamo a gran voce vigili e controlli.

Questo è il cortocircuito culturale da cui non ci liberiamo: le nuove piste ciclabili non vengono criticate per eventuali difetti di progettazione ma per la loro stessa esistenza. Perché noi siamo abituati alla strada così come viene utilizzata e quindi l’aggiunta di una “pista” ciclabile ci viene comunicata quasi come un’ “erosione” di spazio, come se fosse un po’ rubato alle auto.

Del resto quante volte si sente dire “da quando ci sono le piste ciclabili il traffico è peggiorato”?

Per cambiare e ribaltare questa cultura dobbiamo smettere di parlare di mezzi e iniziare a parlare finalmente di persone: sono le persone che hanno bisogno di muoversi e che per farlo scelgono l’auto, la bici o il monopattino. Vista da questa prospettiva, si può forse dire che uno abbia più diritti dell’altro?

Ecco perché non dobbiamo più chiamare né realizzare le “piste” ciclabili: avete forse mai sentito parlare di “piste” per le automobili? E’ tempo di riportare equilibrio in questa situazione così sbilanciata: le persone che si muovono in bici devono poter disporre di una corsia intera, dedicata. Le amministrazioni devono aver ben chiaro che così facendo non tolgono spazio alle auto bensì restituiscono spazio a chi ha lo stesso diritto di muoversi. Se poi vogliamo anche ricordare che il valore aggiunto di un mezzo come la bicicletta è che non inquina, non occupa spazio e non fa rumore…forse capiremo davvero quanto paradossale sia stato fino ad oggi il nostro modello culturale.

Lucia Robatto – Presidente Genitori Antismog

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